L’analisi semantica di un sito web è lo studio di ciò che i suoi testi significano: di quali temi parlano davvero, con quale tono, a quale bisogno di chi cerca rispondono e che cosa manca rispetto ai concorrenti. Non conta quante volte compare una parola chiave. Conta il senso complessivo dei contenuti, che è poi quello che studiano Google e gli assistenti basati sull’intelligenza artificiale per decidere se una pagina merita di essere mostrata o citata.
Qui spieghiamo come la impostiamo noi: le sei parti del report, che cosa misura ognuna, come si leggono i numeri e quali limiti è corretto dichiarare fin dall’inizio.
In breve
L’intento servito dalle pagine viene confrontato con l’intento delle ricerche che portano davvero visite al sito.
- Si leggono fino a 10 pagine per sito, a partire dalla home e dalle pagine di prodotti e servizi.
- Il report ha sei parti: sintesi, mappa delle entità, tono di voce, intento di ricerca, divario di contenuti, raccomandazioni.
- Il confronto con uno o due concorrenti è facoltativo. Senza concorrenti manca solo il divario di contenuti.
- Il tono di voce si misura su sei scale da 0 a 100, esclusivamente sui testi pubblicati dal brand.
Qui spieghiamo come la impostiamo noi: le sei parti del report, che cosa misura ognuna, come si leggono i numeri e quali limiti è corretto dichiarare fin dall’inizio.
In breve
- Si leggono un numero variabile di pagine per sito, a partire dalla home e dalle pagine di prodotti e servizi. Il numero variabile dipende dal numero di pagine del sito
- Il report ha sei parti: sintesi, mappa delle entità, tono di voce, intento di ricerca, divario di contenuti, raccomandazioni.
- Il confronto con uno o due concorrenti è facoltativo. Senza concorrenti manca solo il divario di contenuti, ma non è un dettaglio da poco e consigliamo sempre di fare la comparazione.
- Il tono di voce si misura su sei scale da 0 a 100 sui testi pubblicati dal brand.
- L’intento identificato sulle pagine, viene confrontato con l’intento delle ricerche che portano davvero visite al sito.
Perché le parole chiave non bastano più
Per molti anni ottimizzare un contenuto ha voluto dire soprattutto scegliere le parole chiave giuste e metterle nei punti giusti. Quel lavoro serve ancora, ma racconta metà della storia.
I motori di ricerca ragionano per entità: prodotti, persone, luoghi, organizzazioni, concetti, e le relazioni che li legano. Google lo fa in modo esplicito dal 2012, con il Knowledge Graph. Gli assistenti come ChatGPT, Claude, Perplexity e Gemini, quando cercano sul web per rispondere, recuperano i passaggi più vicini per significato alla domanda, non quelli con più ripetizioni di un termine. Poi citano i testi da cui riescono a estrarre una risposta chiara.
La conseguenza pratica è semplice. Un sito può posizionarsi bene su alcune parole e trasmettere comunque un’identità confusa, oppure parlare molto di sé e poco di ciò che vende. L’analisi semantica serve a guardare il sito come lo legge una macchina che prova a capirlo, e a confrontare quella lettura con ciò che l’azienda crede di comunicare.
Come si organizza un’analisi semantica: le sei parti del report
Ogni parte del report risponde a una domanda precisa. Le prime cinque descrivono lo stato delle cose, l’ultima dice da dove cominciare.
| Parte | La domanda a cui risponde |
|---|---|
| Sintesi esecutiva | Come si presenta il sito e dove si colloca rispetto ai concorrenti? |
| Mappa delle entità | Di che cosa parla davvero, e con quale peso? |
| Tono di voce | Come parla, e quanto si distingue dagli altri? |
| Intento di ricerca | A quali bisogni rispondono le pagine, e che cosa cerca chi arriva? |
| Divario di contenuti | Quali temi trattano i concorrenti e il sito no? |
| Raccomandazioni | Che cosa conviene verificare e fare per primo? |
1. Sintesi esecutiva e posizionamento
Poche righe che mettono insieme i risultati e li confrontano con i concorrenti. Per ogni sito il report ricava anche una frase di posizionamento, scritta a partire da quello che le pagine dicono e non dallo slogan ufficiale.
È la parte da leggere per prima. Se quella frase non somiglia a come l’azienda si descrive nelle riunioni, c’è già un tema su cui lavorare.
2. Mappa delle entità: di che cosa parla il sito
Un’entità è un elemento riconoscibile del discorso: un prodotto, un servizio, un valore, un pubblico, un luogo, una persona, un’organizzazione, una tecnologia. Per ogni sito il report ne individua tra 12 e 25 e, per ciascuna, indica:
- categoria: prodotto, servizio, valore, pubblico e così via;
- peso da 0 a 100: quanto l’entità è centrale nel discorso complessivo del sito;
- pagine: in quante delle pagine lette compare;
- evidenza: una frase breve presa dal sito, nella lingua originale, che mostra come l’entità viene nominata.
Le entità vengono poi raggruppate in temi, da quattro a otto per sito, e due grafici mostrano quante entità ricadono in ogni tema e in ogni categoria.
La mappa si legge guardando gli squilibri. Se il nome dell’azienda e valori come “qualità” o “esperienza” pesano più di 80, mentre i singoli prodotti restano sotto 40, il sito parla di sé più che di ciò che vende. È una situazione frequente, ed è esattamente il tipo di squilibrio che un elenco di parole chiave non fa vedere.
3. Tono di voce e sentiment
Il tono si misura su sei scale da 0 a 100. Lo 0 corrisponde al primo estremo, il 100 al secondo estremo: un 25 sulla prima scala, per esempio, indica un tono piuttosto formale.
| Scala | 0 | 100 |
|---|---|---|
| Registro | Formale | Informale |
| Postura | Autorevole | Accessibile |
| Linguaggio | Tecnico | Semplice |
| Relazione | Caldo | Distante |
| Sicurezza | Sicuro di sé | Cauto |
| Focus | Centrato sul cliente | Centrato su di sé |

Un grafico mette il sito e i concorrenti sulle stesse scale, così si vede subito se le voci si distinguono o si sovrappongono. Accanto ai punteggi il report riporta il sentiment complessivo (positivo, neutro o negativo, con un punteggio da -100 a +100) e le emozioni dominanti, per esempio fiducia, rassicurazione, orgoglio.
Due precisazioni evitano gli equivoci più comuni. Il tono è misurato solo sui testi pubblicati dal brand, non su recensioni, social o articoli di stampa: descrive come l’azienda vuole apparire, non come viene percepita. E nessun valore è giusto o sbagliato in assoluto. Un istituto finanziario può essere formale senza problemi; il punto è se quel tono è coerente con il pubblico e abbastanza diverso da quello dei concorrenti.
4. Intento di ricerca: che cosa offrono le pagine e che cosa cerca la gente
L’intento di ricerca è il motivo per cui una persona fa una ricerca. Si distinguono quattro tipi:
- informativo: vuole capire o imparare qualcosa;
- navigazionale: vuole raggiungere un sito o una pagina precisa, per esempio un’area clienti;
- commerciale: sta valutando e confrontando prima di scegliere;
- transazionale: è pronta ad agire, cioè comprare, iscriversi, prenotare.

Il report misura l’intento da due lati. Il primo è l’intento per il quale ogni pagina è stata costruita: ne risulta una distribuzione percentuale per sito, confrontata con quella dei concorrenti, e una tabella con URL, intento e tema di ciascuna pagina. Il secondo, solo per il sito analizzato, è l’intento delle ricerche che gli portano visite: si parte dalle prime 50 parole chiave per traffico stimato nel paese scelto e si calcolano le percentuali pesandole per traffico.
La parte più utile è lo scarto fra i due lati. Capita spesso di trovare un sito costruito per vendere, con molte pagine commerciali e transazionali, mentre chi arriva dai motori di ricerca sta ancora cercando di capire. Oppure pagine istituzionali curate con attenzione, mentre la maggior parte delle visite viene da clienti che cercano il login. In entrambi i casi il problema non è quello che il sito dice, ma a chi lo sta dicendo.
5. Divario di contenuti (content gap)
Questa parte compare solo se si indicano uno o due concorrenti. Elenca, in ordine di rilevanza, da 5 a 10 temi che i concorrenti trattano e il sito analizzato no. Ogni tema ha uno stato:
- assente: non è stato trovato nelle pagine lette;
- debole: è citato, ma in modo marginale o senza approfondimento.
Per ciascun tema il report indica quale concorrente lo copre, perché conta per il pubblico del sito e un angolo suggerito per affrontarlo. Un grafico riassume quanti temi risultano assenti e quanti deboli.
6. Raccomandazioni
Un elenco numerato di azioni che discendono dalle parti precedenti. Ogni raccomandazione si appoggia a un dato presente nel report; nessuna richiede informazioni che l’analisi non ha. Molte sono formulate come verifiche (“controllare se esiste già una pagina su…”), perché l’analisi si basa su un campione di pagine e alcune conclusioni vanno confermate sul sito completo prima di produrre contenuti nuovi.
Il metodo: quali pagine si leggono e da dove arrivano i dati
Un’analisi semantica vale quanto il campione su cui si basa. Per questo noi crediamo che il metodo vada sempre dichiarato.
- Non tutte le pagine del sito. Si parte dalla home e si scende per priorità: prodotti e servizi, chi siamo e mission, prezzi, infine blog, news e FAQ. Le pagine si individuano dalla sitemap o dai link della home.
- Pagine escluse. Login, carrello, privacy, cookie, contatti, ricerca interna e versioni in lingue diverse da quella della home.
- Solo il testo principale. Menu, piè di pagina e banner dei cookie vengono scartati; per ogni pagina si leggono fino a 6.000 caratteri.
- Regole del sito rispettate. Le pagine che il file robots.txt chiede di non leggere non vengono lette.
- Due passaggi. Prima da ogni sito si estrae una scheda strutturata con entità, punteggi di tono e intenti; poi il report viene scritto a partire da quelle schede, non dai testi grezzi. Grafici e testo, quindi, poggiano sugli stessi numeri.
- Dati di ricerca stimati. Le parole chiave e il traffico vengono da stime di terze parti per il paese scelto: indicano una tendenza, non sostituiscono le statistiche del sito.
- Testi non conservati. Delle pagine lette si conserva solo l’analisi, non il contenuto.
C’è infine un limite tecnico da conoscere: i siti che bloccano l’accesso automatico, o che caricano tutti i contenuti via JavaScript, possono restituire risultati parziali o nessun risultato.
Come leggere i risultati senza fraintenderli
Gli errori di interpretazione più comuni sono sempre gli stessi, e si evitano con cinque accortezze.
- “Assente” non vuol dire “inesistente”. Vuol dire che il tema non compare nelle pagine lette. Prima di scrivere un contenuto nuovo conviene controllare che non esista già, magari in una sezione poco collegata.
- Il peso non è un voto. Un’entità a 80 non è “buona” e una a 30 non è “cattiva”: i pesi dicono quanto spazio occupa ogni elemento nel discorso di quel sito, e vanno letti in rapporto fra loro.
- Il tono non ha un valore giusto. Conta la coerenza con il pubblico e la distanza dai concorrenti, non la posizione assoluta sulla scala.
- Le stime di traffico indicano una direzione. Se due terzi delle ricerche sono navigazionali, il messaggio è chiaro anche se il dato preciso fosse un po’ diverso.
- Il valore sta negli incroci. Le scoperte più utili nascono quasi sempre dal confronto fra le parti: un’identità dichiarata che non trova riscontro nei temi, pagine pensate per un intento mentre il pubblico ne ha un altro, un tono che somiglia troppo a quello di un concorrente.
Domande frequenti
Che differenza c’è tra analisi semantica e analisi delle parole chiave?
L’analisi delle parole chiave dice per quali termini un sito compare nei motori di ricerca e quanto traffico ne ricava. L’analisi semantica dice di che cosa parla il sito, con quale tono e per quale intento, anche su temi che nessuna keyword esprime da sola. Le due analisi si completano: la prima misura la visibilità, la seconda spiega il contenuto che la produce.
A che cosa serve l’analisi semantica per la SEO e per la GEO?
Per la SEO serve a costruire pagine coerenti con i temi e con l’intento di chi cerca, che è il modo in cui Google valuta la pertinenza. Per la GEO, cioè l’ottimizzazione per i motori generativi come ChatGPT, Claude, Perplexity e Gemini, serve a rendere l’identità e l’offerta del sito abbastanza chiare da essere capite e citate. Il termine GEO viene da uno studio accademico pubblicato nel novembre 2023.
Quante pagine servono per un’analisi affidabile?
Per il posizionamento e il tono di voce bastano poche pagine ben scelte: la home e le pagine di prodotti, servizi e presentazione dicono quasi tutto. Il campione di 10 pagine è invece prudente per il divario di contenuti, perché un tema non trovato potrebbe stare in una sezione non letta. Per questo i temi assenti vanno sempre verificati.
È necessario indicare dei concorrenti?
No. Senza concorrenti il report descrive il solo sito: entità, tono di voce e intento di ricerca restano completi, mentre la parte sul divario di contenuti non viene prodotta. Con uno o due concorrenti ogni parte diventa un confronto, e le differenze sono spesso la parte più istruttiva.
L’analisi semantica misura la reputazione di un brand?
No. Analizza solo i testi che il brand pubblica sul proprio sito, quindi descrive come l’azienda si racconta, non che cosa ne pensano clienti e stampa. Per la reputazione servono altre fonti, come recensioni, social e notizie.
Ogni quanto conviene ripeterla?
Dopo ogni intervento importante sui contenuti, per verificare che il cambiamento si veda davvero nei dati, e quando un concorrente rinnova il proprio sito o il proprio posizionamento. Fuori da questi casi, i testi di un sito aziendale cambiano lentamente e un’analisi resta valida per mesi.
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Articolo scritto da Fabio Giacomini il 25 settembre 2026 (con l’assistenza rilevante del modello Opus 5.5 di Anthropic)