Facebook live: la diretta è il trend del momento

Facebook live

Facebook live con l’aggiornamento dell’applicazione Facebook di questi ultimi giorni è ormai diffusa anche su quasi tutti gli smartphone Android. Stranamente a lungo era stato escluso dal Live il Samsung S7, ma ora anche questo device può iniziare a trasmettere. Per quanto riguarda i dispositivi Apple, la funzione era disponibile dall’inizio di quest’anno. Il trend delle riprese video in diretta è in costante crescita e con la discesa in campo di Facebook era logico che questa tendenza si rafforzasse ulteriormente.
Oltre alla diffusione della diretta, Facebook sta introducendo via via delle nuove opzioni che vanno a completare l’esperienza della trasmissione. La prima è la mappa disponibile sotto le Applicazioni dell’Homepage di Facebook. La funzione si chiama “Video in diretta” e aprendola si forma una mappa con tanti puntini che corrispondono alle trasmissioni attive in quel momento. Per ora la precisione della mappa si ferma alla città perché i tecnici di Menlo Park hanno voluto evitare eventuali problemi alla privacy come quelli contestati a Periscope di Twitter che permetteva una localizzazione più precisa. Ovviamente la scelta di comparire sulla mappa resta sempre a discrezione dell’utente.
Su Facebook live sono inoltre stati resi pubblici gli “Engagement graph”, le analisi di una trasmissione per scoprirne i punti salienti. In questo modo chi si va a vedere la registrata, può saltare direttamente ai momenti che hanno richiamato più attività del pubblico. Anche le reazioni degli utenti vengono riproposte rispettando i tempi della diretta.
Per chi avesse in mente l’apertura di un canale news no-stop, è stato anche superato il limite dei 90 minuti e ora la programmazione può avvenire in modalità 24 ore su 24. In questo caso si perdono alcune caratteristiche come l’analisi dei picchi spiegata precedentemente, ma con l’aggiunta delle scritte in sovraimpressione che sono già disponibili, si può ben capire come il necessario per un canale vero e proprio sia ormai alla portata di tutti.
Lato nostro non ci risparmieremo di provarlo per i nostri clienti, ne vediamo infatti svariate possibilità anche a livello di comunicazione diretta con i clienti.

Adweek: i digital trend del momento

Social Network

Prendiamo spunto da Adweek per trovare i digital trend che hanno maggiormente caratterizzato la settimana appena trascorsa:

  1. Sono molti i brand che hanno testato Periscope e Meerkat
    L’agenzia di marketing Brandlive ha intervistato 200 dirigenti di aziende della grande distribuzione e della vendita di beni di consumo, trovando che il 44% di loro ha provato almeno un livestreaming nel corso del 2015. Circa il 25% di tutti i brand coinvolti nella ricerca, si sono detti favorevolmente impressionati dai risultati ottenuti e il 39% di questi hanno affermato che includeranno regolarmente la strategia video all’interno dei loro piani marketing.
  2. Facebook è cresciuto di 1 milioni di inserzionisti nel corso dell’ultimo anno
    Il social network ha affermato di avere tre milioni di inserzionisti crescendo di un milione rispetto ad un anno prima.
  3. Il social advertising continua a correre
    Anche Instagram sta crescendo molto in termini di raccolta pubblicitaria: La piattaforma di contenuti social-visual è già arrivata a 200.000 inserzionisti a soli cinque mesi dal lancio del servizio di advertising.
  4. Crescita inarrestabile dell’Internet of Things
    Marc Jones, CEO di Aeris Communications (società specializzata nella fornitura di servizi per la comunicazione tra dispositivi) ha riportato al MWC di Barcellona che il loro network ha ormai raggiunto i 7 milioni di devices raddoppiandoli in un anno.
  5. Buzzfeed continua la sua corsa
    L’editore di social-news, ha riportato all’MWC di Barcellona che il network ha ormai raggiunto i 6 miliardi di visite. Non importa quindi tanto la qualità della notizia, ma come viene promossa dai social.
  6. Lunga vita all’e-book
    Sono ormai trascorsi oltre cinque anni dal debutto degli e-reader, ma strumenti come il Kindle di Amazon e il Nook di Barnes & Nobles non sono affatto obsoleti. eMarketer prevede un ulteriore aumento degli utilizzatori del 3,5% arrivando ad un totale di 86 milioni di lettori entro il 2016.
  7. Apple si apre ai social network
    Dopo essere rimasta alla finestra per diversi anni, Apple ha deciso di lanciarsi finalmente anche nei social: l’azienda di Cupertino ha così aperto un profilo su Twitter che nel giro di due ore ha raggiunto i 25.000 followers. Dopo sei ore erano già 65.000.
  8. Tutti cercano la lead generation
    Direct Marketing News ha condotto una ricerca su 239 dirigenti riguardo all’importanza della conversione rispetto all’attività pubblicitaria. Dallo studio è emerso che per ben il 61% di questi diventa fondamentale il riscontro in termini di lead generation.

Feed di Facebook e Twitter: la lettura è sempre più veloce

velocita

I feed di notizie su mobile cambiano le nostre abitudini sulla fruizione delle informazioni. Ricerche condotte separatamente da Facebook e Twitter hanno dimostrato che su mobile c’è la tendenza ad assorbire sempre più informazioni in un lasso di tempo inferiore rispetto agli altri media.
Pensiamo un attimo a come utilizziamo lo smartphone: lo si attiva svariate volte al giorno inframezzando le attività più svariate. Leggiamo notizie, vediamo video e veniamo informati da cosa stanno facendo amici e familiari in tutti i momenti della giornata. Ambedue le ricerche sono arrivate alla conclusione che è il concetto di feed a essere centrale e a cambiare i paradigmi a cui ci hanno abituati la televisione, i computer desktop, ma anche per siti e apps che non hanno questo tipo di organizzazione delle notizie.
Negli Stati Uniti il 73% delle persone porta sempre con sé lo smartphone e più della metà di questi lo controllano più di 30 volte al giorno. Ma queste persone non solo consultano di continuo il cellulare, ma lo consultano anche molto più velocemente di quando sono al pc. Non a sorpresa inoltre sono i giovani a muoversi molto più rapidamente tra i titoli dei feeds.

Secondo un test condotto dal Fors-Marsh Group le persone riescono a memorizzare dati rilevanti da una news dopo un’esposizione di appena 0,25 secondi. In una ricerca condotta da Twitter e Nielsen, si è invece dimostrato come basti 1 secondo di esposizione ad un video per avere le prime informazioni sui contenuti dello stesso. Su Facebook ogni giorno in tutto il mondo passano circa 100 milioni di ore video che generano 10 miliardi di impressions; ma di tutta questa enorme mole di dati, sono i primissimi secondi a decidere quanto sarà efficace quella clip. Ma allora come guadagnare l’attenzione degli utenti? Twitter in partnership con Dentsu/Aegis e Nielsen ha condotto una ricerca sulle campagne video di cinque grandi brand. Mettendo a confronto video di differenti durate e approcci creativi anche molto diversi, si è arrivati alle seguenti conclusioni, che possono essere lette anche come suggerimenti per promozioni video che colpiscano nel segno:
1. Far entrare i prodotti nel contesto della storia
2. Prime scene con persone in modo da catturare immediatamente l’attenzione
3. Utilizzare i sottotitoli perché molti guardano i video senza il sonoro
4. Evidenziare il valore del prodotto fin dai primi frame

Tutti d’accordo quindi sul fatto che le informazioni dai feed dei social media arrivano diversamente rispetto agli altri media. Ora spetta a publisher, agenzie e pubblicitari trovare i modi per garantire la migliore esperienza video possibile. Facebook ha già iniziato a lavorarci e già dalla scorso ottobre ha pubblicato i test sui nuovi formati per l’adv video.

Viewability o tempo speso? Vince il tempo speso

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La viewability è un parametro importante per il successo di una campagna? In parte si, ma non basta; una creatività “visibile” non vuol dire che sia anche efficace. Al contrario, il tempo speso è molto spesso un indicatore molto più importante rispetto alla percentuale di pixel che vengono mostrati all’utente.
A queste conclusioni è arrivato uno studio dell’IPG Interpublic Group che per stilare il report “Putting Science Behind the standards” ha intervistato 10.000 consumatori. Queste persone esposte a scenari diversi di adv digitale, hanno avuto reazioni differenti misurate dall’eye-tracking e da questionari post-campagna.
La durata di esposizione ad una creatività è l’elemento determinante per l’efficacia di una campagna pubblicitaria. Questa è un’evidenza molto importante perché limita l’importanza della percentuale di pixel visibili dei banner (viewability) che in questi ultimi tempi sta diventando sempre di più una metrica richiesta da chi investe in pubblicità. Per misurare la viewability il Media Rating Council’s (MRC) ha fissato come limiti minimi d’esposizione i seguenti parametri:
– nella pubblicità display il 50% del banner deve essere visibile per almeno 1 secondo
– nella pubblicità video il 50% dei pixel video devono essere visibili per almeno due secondi

Lo studio dell’IPG conclude però che se si fanno riferimento semplicemente a queste metriche, solo il 17% delle persone che hanno avuto un’esposizione minima si ricorda del banner. Se l’esposizione aumenta a 10 secondi e la porzione di banner visibile è la stessa, la percentuale degli utenti “consapevoli” sale al 32%.
“Sono rimasta sorpresa di come il tempo speso sull’adv, sia tanto più importante della viewability” osserva Kara Manatt, VP di IPG. “Questo non vuol dire che la percentuale visibile dei pixel di un banner non sia importante, ma non credevo di arrivare ad una discrepanza così importante tra visibilità del banner e tempo speso sullo stesso”. Si può quindi concludere che la visibilità di un banner non sia trascurabile perché un buon impatto sull’utente si ottiene solo con una certa percentuale di pixel visibili, ma non basta: “certo, maggiore è la viewability e maggiore sarà l’impatto sull’utente. Ma la viewability non può essere l’unico indicatore di una campagna che deve raggiungere obiettivi di awareness, percezione o che comunque deve portare a qualche tipo di conversion tra gli utenti” conclude la Manatt.

La Digital Display sorpassa la Search

Secondo eMarketer la Digital Display quest’anno negli Stati Uniti sorpasserà gli investimenti sul Search Advertising

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Per la prima volta in assoluto, si profila un sorpasso degli investimenti sulla Display Advertising a danno della Search. Per ora questa tendenza si dovrebbe vedere solo negli Stati Uniti dove video, rich media, banner e sponsorship dovrebbero arrivare nel 2016 a un totale di 32,17 miliardi di dollari.

A sorpresa, all’interno del Digital Display, è prevista una decisa crescita dei banner tradizionali che però beneficeranno anche del native advertising e delle inserzioni su Facebook e Twitter. In forte crescita anche il video che dovrebbe arrivare ad un totale di 9,59 miliardi di dollari per il 2016.

Per quanto riguarda la divisione degli investimenti fra desktop e mobile, il primo è ancora il maggior beneficiario delle iniziative advertising sul video. Gli altri tre formati invece andranno maggiormente su mobile, con una spesa prevista del 77,5% sui complessivi 22,5 miliardi di dollari che si dovrebbero spendere tra banner, rich media e sponsorships.

Dal report di eMarketer viene quindi confermato il trend al rialzo per il video che mette d’accordo tutti gli osservatori; d’altra parte però si sottolinea come campagne cross-device, programmatic advertising e viewability contro le frodi cresceranno sempre di più d’importanza nel guidare gli investimenti sul digital.