Publisher: le nuove sfide per la produzione di contenuti

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Ci sono alcuni dati sul tempo speso in ambito digital che non fanno dormire chi si occupa di produzione di contenuti.
Il primo indicatore è che circa i due terzi del tempo speso negli Stati Uniti sui media digitali va sui dispositivi mobili. Il secondo è che per la lettura si va sulle applicazioni e non sui browsers. Inoltre, la maggioranza degli utenti non utilizza più di 5 applicazioni per reperire le informazioni in ambito digital.
L’indicazione è molto chiara per chi ha fatto della produzione di contenuti il suo business: per raggiungere buoni risultati in termini di pagine viste, i contenuti devono essere accessibili dalle applicazioni che gli utenti consultano ogni giorno. In altre parole si fa sentire sempre di più la necessità di stringere delle partnership con le digital company che dominano il mercato per utilizzare i loro canali e raggiungere il maggior numero possibile di persone. Visto questo scenario, non è affatto sorprendente che i leader di mercato sul digital, siano usciti con delle offerte per la distribuzione di contenuti come Google News, Apple News, Facebook Instant Articles, Twitter Moment e Snapchat Discover. Ogni piattaforma ha le sue peculiarità, la sfida per gli editori sarà ora quella di capirle e agire di conseguenza per mitigarne l’impatto.

Il primo dei problemi da risolvere riguarda ovviamente la forma di monetizzazione di questi contenuti; se è già la piattaforma a provvedere alla raccolta pubblicitaria, il rischio è che all’editore rimanga ben poco. Con l’arrivo del nuovo algoritmo di Facebook, saranno premiati gli articoli in grado di trattenere di più il lettore. Strada giusta se l’intento è quello di arginare la pratica del clickbait, ma pericolosa se l’obiettivo è quello di trattenere il pubblico sempre più sui propri Instant Articles. Normale quindi che si sia aperto un confronto con gli editori che chiedono un maggior controllo (e percentuale) sulle inserzioni pubblicitarie veicolate all’interno degli Instant Articles. Se non si farà chiarezza sulla monetizzazione all’interno di questi servizi, difficilmente si potrà pensare a nuove fonti di guadagno per chi pubblica.

Un altro problema da affrontare potrebbe essere anche il formato particolare richiesto da alcune piattaforme, come ad esempio i video in verticale richiesti da Twitter e Snapchat. Per l’editore ogni produzione di video, significa ovviamente dei costi aggiuntivi.

Inutile dire che ci troviamo davanti all’ennesimo cambiamento copernicano nell’ambito della produzione di contenuti. Ogni volta che un publisher si avvicina ad una nuova piattaforma, deve pensare a creare un nuovo flusso di analisi dei dati perché si ritroverà davanti a nuove metriche e a degli obiettivi da rivedere in base al canale utilizzato. “Content is the King?” forse ancora si. Ma è un regno che dipende sempre più dalle vie di comunicazione che si è in grado di intraprendere.