DOOH Digital Out of Home Advertising

DOOH Digital Out of Home Advertising

DOOH Digital Out of Home Advertising quali sono le caratteristiche della pubblicità in esterna? La nuova era delle affissioni in formato digitale apre nuove possibilità a chi comunica su schermi installati nelle stazioni di treni, metro, aeroporti fino ad arrivare all’arredo urbano delle città.

La DOOH è quindi l’evoluzione di una delle più classiche forme pubblicitarie, l’affissione, che popola le nostre vie ormai da secoli. Ora però la DOOH permette di velocizzare l’acquisizione degli spazi e di saltare la fase di stampa semplicemente programmando l’uscita come fossero banner di una campagna sul Web.

DOOH Il mercato

Il settore promette gran numeri fin da subito; il Market Insights Report del 2019 parla di un giro d’affari da 34 miliardi di dollari entro il 2025. Netflix nel 2018 ha speso 150 milioni di dollari per occupare 32 display di grandi dimensioni posizionati sulla Sunset Strip di Los Angeles.

Oltre alla semplificazione nella programmazione degli annunci, la programmatic ora permette anche di realizzazione delle strategie su più canali. Si possono così pianificare spazi display e native su siti e applicazioni, ma poi anche spot video e audio. La comunicazione diventa così integrata e permette di raggiungere il potenziale cliente su diversi mezzi e in diversi momenti della giornata.

Best cases

Nel periodo di emergenza per il Coronavirus, in Italia è partito SocialItalia, un progetto di collaborazione tra editori e grandi dove sui vari display sono stati ripresi i messaggi social dei cittadini assieme a notizie di buon auspicio per la fine dell’emergenza.

Per capire la potenza del DOOH nella veicolazione di un messaggio di forte impatto, già nel 2016 è stata lanciata la “campagna per la Marcia dei Giganti” per dire stop al mercato dell’avorio. Una marcia virtuale di elefanti ha attraversato schermi digitali collocati in diverse metropoli come Hong Kong, New York e Londra. Più di 3.000 persone hanno creato il loro elefante in versione digitale che poi è stato proiettato sui billboard.

Programmatic

Come per il programmatic applicato alla display, audio e video, la DOOH porta all’estremo il concetto di ricerca del giusto contesto per veicolare la promozione più idonea basandosi sulle condizioni atmosferiche, sul luogo preciso dove passa il messaggio e ad altri eventi che interessano le persone che in quel momento sono davanti agli schermi

Se vuoi provare le potenzialità della DOOH ci puoi contattare per uscire nelle maggiori stazioni italiane, sugli schermi delle fermate della metropolitana di alcune città e presto anche su schermi disseminati nelle vie di alcune città. Advox è pronta per accompagnarti nella scelta del giusto messaggio anche per la DOOH.

Il trend dei podcast: è crescita continua

podcast programmatic

Il trend dei podcast viene confermato in netta crescita da un comunicato rilasciato da IAB negli Stati Uniti. Ma poi vediamo anche cosa succede in Italia.

STATI UNITI
Il numero degli americani che hanno ascoltato almeno un podcast nel mese di febbraio 2020 ha raggiunto la quota dei 100 milioni. È la prima volta che si raggiunge questo traguardo. Inoltre, nel 2019, la percentuale di popolazione che ha ascoltato almeno un podcast è stata del 32%, nei primi due mesi del 2020 sono già al 37%. La proiezione sul volume di business parla di 1 miliardo di dollari che dovrebbe essere raggiunto nel 2021.

ITALIA
Ma in Italia come siamo messi sul fronte podcast? Ovviamente qui i numeri sono molto inferiori agli Stati Uniti, ma anche nel nostro paese il trend di ascolto dei podcast segna una crescita netta. Nell’arco del 2019, gli ascoltatori che hanno scaricato almeno un podcast sono stati 12,1 milioni con un aumento di 1,8 milioni rispetto all’anno precedente. Ma il dato forse più interessante è l’aumento degli ascoltatori abituali, ovvero gli utenti che hanno scaricato almeno un podcast alla settimana. Questi ascoltatori sono passati in un anno dal 10% al 23% del totale.

In Italia c’è ancora un enorme potenziale di crescita in questo settore: il 49% degli intervistati dichiara di non conoscere questo tipo di servizio. C’è inoltre un 14% del totale che vorrebbe ascoltarli, ma non sa come fare. Questo a dimostrazione di una grande percentuale di utenti in Italia che potrebbero diventare fruitori abitudinari di podcast.

PUBBLICITÀ SUI PODCAST
I ricavi sui podcast sono gestiti quasi interamente in programmatic, le sottoscrizioni non sono ancora decollate. Noi di Advox abbiamo un’offerta pronta che può coprire anche le piattaforme di podcast e può uscire anche sui piccoli budget. Scrivici a info@advox.it per sapere come pianificare su questo mezzo e per capire cosa si può fare sul fronte del digital audio.

Francesco Bono, Audible: Bisogna puntare sulla peculiarità del podcast, dargli identità di formato, differenziandolo da altri prodotti mezzi simili. Investiamo per dare ai podcast un’identità chiara

Jonathan Zenti, Spreaker: vengo dalla radio e ho capito che industrialmente il podcast è cosa molto diversa dalla radio. Dei podcast ho capito molto di più guardando altre industries dell’intrattenimento.

Pablo Trincia, autore: i podcast fanno riscoprire il potere del racconto e dell’immaginazione,  ruolo  che la radio ha da tempo abbandonato.

Rossana De Micheli, StorieLibere: le aziende si rivolgono ai podcast più che per raccontare i prodotti, per costruire un sistema valoriale.

Tutti i dati sui podcast in Italia arrivano dall’evento United States of Podcast tenuto a Milano il 21 novembre 2019. Sul sito di Primaonline, si può trovare anche la ricerca Nielsen presentata in quell’occasione.

Per maggiori informazioni sulla pianificazione di campagne sui podcast scrivi a info@advox.it.

Programmatic Audio: nuovo adv per la Radio

Il Programmatic Audio visto da iHeart Media è un passaggio imprescindibile se si vuole tenere il mondo della Radio al passo con i tempi.

Programmatic Audio

“Non c’è stato un calo dell’offerta radiofonica fin da quando ho iniziato a fare il disc jockey negli anni ’70 in una stazione di Brookhaven nel Mississippi. Quello che non abbiamo fatto bene come industry è lavorare con i nostri partner nelle agenzie di advertising per tenerli aggiornati delle novità che vedevamo tra i nostri ascoltatori” spiega Bob Pittman CEO di iHeartMedia, che aggiunge: “C’è la parte del consumatore e c’è quello che l’agenzia di advertising pensa di lui”.

Nel corso di un evento tenuto il 15 marzo scorso presso la sede di iHeartMedia, Pittman davanti a decine di account del mondo digital, ha spiegato quelli che secondo lui sono i passi che deve intraprendere il mondo della radio per andare incontro agli interessi mutati dell’ascoltatore. E mentre il mondo del digital sembra interessarsi solo a Spotify e Pandora, la radio vecchia maniera mantiene la sua percentuale di audience. Secondo un report di Nielsen, nel 2016 la radio ha raggiunto il 93% degli adulti statunitensi, mentre la televisione si è fermata all’87%.

Nonostante i 270 milioni di ascoltatori della radio tradizionale a fronte di 96 milioni di utilizzatori dei media digitali, la radio non ha saputo tenere il passo sulla raccolta dei dati rispetto a competitor come Pandora e Spotify. Per avere sempre più dati a disposizione sugli utenti e riuscire quindi a targetizzarli in maniera sempre più precisa, iHeartRadio ha presentato una suite di Programmatic Audio che riesca a combinare la diffusione del mezzo con la precisione del digital marketing. Grazie al suo SmartAudio, gli inserzionisti possono ora acquistare spazi pubblicitari da 850 stazioni e targetizzare su oltre 700 segmenti di audience. SmartAudio permetterà inoltre di utilizzare CRM esterno per chi non volesse fare riferimento alle categorie offerte da iHeart, ma utilizzare i propri database.

Infine anche iHeartMedia non poteva rimanere indifferente al nuovo trend di utilizzare le neuroscienze per valutare il potenziale impatto del Programmatic Audio e in generale dell’adv sulla mente degli ascoltatori. Già Pandora un paio di settimane fa ha presentato uno studio dove si dimostrava come l’inserzione audio ha un maggiore impatto rispetto a quella televisiva e al classico display grazie ad una sua correlazione diretta con la memoria a lungo termine. Dallo studio di iHeartMedia emerge invece come ci sia un’efficacia maggiore nei messaggi di una voce umana rispetto agli effetti che si possono ascoltare in un action movie. “Noi siamo esseri sociali” spiega Gayle Troberman, CMO di iHeartMedia, “noi facciamo mediamente attenzione a quello che altre persone ci dicono. E questo è un aspetto estremamente potente per pensare al nostro prossimo spot radiofonico”.