Le infinite possibilità del digital allo IAB Forum 2016

Limitless Possibilities

Le possibilità di comunicazione attraverso il digital sono infinite. Ed è proprio attorno al concetto Limitless Possibilities  che ruota l’edizione 2016 dello IAB Forum in programma al MiCo di Milano (Ala Nord di Via Gattamelata 5 – Ingresso Gate 14) dal 29 al 30 novembre. Si parlerà dell’evoluzione che coinvolge i più diversi ambiti: comunicazione, mobilità, intelligenza artificiale, produzione industriale, mobilità, robotica e molto altro ancora. Visioni e realtà del presente e del futuro digitale saranno raccontate da ospiti nazionali e internazionali tra i quali Samuel Keret, Vice President Business Development di Waze; Sebastien Gendron, Founder & CEO di Transpod. Quindi non solo campagne con le modalità classiche di erogazione sugli spazi destinati alla pubblicità, ma coinvolgimento reale dell’utente, inbound marketing, programmazione non invasiva e in linea con gli interessi dei clienti.
Ricco anche il programma degli workshops che in ambedue le giornate iniziano alle 14.30 per terminare alle 18. Tra gli interventi da segnare in agenda, troviamo Publicis Media con l’eloquente intervento “Verso un futuro 100% programmatic”. Sempre di programmatic si parlerà con Davide Ingrassia di Adform nell’intervento che esce dal tipico ambito di siti e apps “Il programmatic advertising sbarca nel mondo Outdoor: la partnership Adform – Grandi Stazioni”. Interessante anche il punto di vista di Fontimedia sulle strategie di comunicazione realizzate sulle reali esigenze del cliente con “Sviluppo commerciale B2B: generare nuove opportunità di business con l’Inbound Marketing – la strategia più efficace nell’era digital”. Gli workshops sono organizzati su 6 aree tematiche che interessano tutti i trend del momento come social media, native e programmatic.
L’edizione 2015 dello IAB Forum ha coinvolto oltre 14.000 visitatori. L’edizione di quest’anno presenta un programma di oltre 70 workshop accanto ad un’area espositiva di oltre 100 operatori del digital. Come sempre la partecipazione all’evento è completamente gratuita, le iscrizioni sono già aperte sul sito dello IAB Forum.

Native Programmatic: tra passato e futuro del digital

Native Programmatic

Native Programmatic, Adexchanger ha cercato di fare il punto della situazione.
Se ne sta parlando tanto e per molti è la nuova terra promessa del digital, ma la questione rimane: “Che cos’è esattamente il native?”. Secondo la rivista specializzata statunitense Business Insider, il Native ha già superato la metà del totale degli investimenti display nel 2015. Siamo già quindi al sorpasso del Native rispetto agli altri strumenti di display advertising, ma entro il 2021 questa quota potrebbe salire fino al 74%. Grande merito di questo boom è dovuto ai maggiori editori proprietari dei contesti dove il Native viene sviluppato; e per contesto si va subito a pensare ai maggiori social come Facebook, Instagram, Twitter e Snapchat.

I vendor specializzati in Native, nel corso degli ultimi dodici mesi si sono mossi da dei servizi gestiti di terzi, alla creazione di piattaforme self-serve, siamo così entrati quindi nell’era del Native Programmatic. Secondo Rachel Eckerling, direttrice del programmatic di Spark, agenzia interna di Starcom Mediavest, “siamo ancora nella condizione di non aver formulato esattamente cosa sia il Native”. C’è anche un problema tecnico d’integrazione tra chi fornisce soluzioni Native e le piattaforme DSP. Il problema maggiore riguarda l’integrazione di diverse offerte che molto spesso arrivano da agenzie che non hanno un loro sistema di RTB.

Terminiamo però con una visione assolutamente ottimistica sull’evoluzione del mercato Native. Lo spunto ce lo offre la ricerca ‘Native Advertising in Europe to 2020’ di Yahoo e Enders Analysis:

  • Gli investimenti totali in native advertising in Europa cresceranno di 2,6 volte nei prossimi 5 anni, passando da €5.2 miliardi di euro nel 2015 a €13.2 miliardi di euro entro il 2020.
  • La spesa per il mobile native raggiungerà gli 8,8 miliardi di euro nel 2020, sei volte rispetto agli 1,5 miliardi del 2015.
  • Il native advertising sui social network toccherà quota €6.3 miliardi nel 2020, in questo caso triplichiamo i €2 miliardi del 2015.
  • I video in-stream rappresenteranno una voce di spesa pari a €5.1 miliardi di dollari nel 2020, più del doppio rispetto ai €2.4 miliardi del 2015.

Come cambia l’editore all’epoca del mobile

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I device mobili sono ormai il mezzo più diffuso per la fruizione dei contenuti digitali. Una ricerca condotta da Comscore, ha rilevato che negli Stati Uniti ormai 2 minuti su tre complessivi spesi sui contenuti digitali, sono da smartphone o tablet. E visto che il tempo speso per leggere su giornali, riviste e web continua a scendere, gli editori devono adattare le loro strategie al nuovo trend.

Una ricerca firmata Business Intelligence ha cercato di far luce su questi cambiamenti identificando due comportamenti chiave:
– gli utenti mobile utilizzano soprattutto le applicazioni mobile per la fruizione dei media digitali. In giugno il tempo speso sui digital media via app è arrivato a 779 miliardi di minuti, mentre sul desktop ne sono stati spesi 551 miliardi.
– c’è una crescita ininterrotta per i Facebook Instant Articles e per Snapchat Discover che permettono agli editori di raggiungere importanti segmenti di audience puntando sui “contenuti nativi”. Queste piattaforme social stanno acquisendo sempre più importanza per i publisher anche perché sono nate specificamente per il mobile.

Infine la ricerca condotta da BI Intelligence evidenzia il progressivo declino della fruizione via desktop e un’importanza crescente di Facebook, Snapchat e Twitter per i publisher che vogliono aumentare la loro audience anche nei prossimi anni. E anche gli editori nati nell’era digitale, dovranno essere pronti a importanti cambiamenti, perché i modelli di fruizione validi per il desktop, vengono progressivamente trasformati con l’affermarsi dei social e delle applicazioni per mobile