Fake news: l’unico modo per evitarle è riconoscerle

Le fake news sono ormai al centro dell’attenzione per chi opera nel mondo del digital; a riscaldare l’interesse su questo tema, sono arrivate di recente anche le prese di posizione dei big del mercato digitale. Diciamo che il problema è presto spiegato; il proliferare di pseudo-siti d’informazione ha riempito Facebook di notizie allarmistiche quando non palesemente false. L’interesse di questi operatori, sta nel portare il pubblico sulle pagine del proprio sito per monetizzare queste visite con sistemi di pubblicità che prevedono una percentuale per ogni click generato.

Fake news
Ovviamente il problema non sta nella ricerca di monetizzare dei contenuti, il problema sorge quando lo si fa con notizie di basso livello che generano sempre più confusione in un pubblico ormai poco propenso alla lettura e alla comparazione di diverse fonti giornalistiche. Ma ci rimette anche chi lavora seriamente sui social, perché si sta diffondendo una percezione di questo mezzo sempre più scadente e inaffidabile. E le ripercussioni sono evidenti per chi invece sfrutta questo canale per distribuire contenuti di qualità.
Come affrontare il problema? Carlo Noseda, presidente di IAB Italia, sollecita una presa di coscienza da parte di tutti gli operatori del settore affinché facciano fronte comune e siano pronti a isolare, chi tra clienti e fornitori si trovino implicati in attività poco trasparenti: “Noi di IAB, congiuntamente con IAB US, crediamo che sia arrivato il momento in cui tutti gli attori della filiera siano ben consci della loro responsabilità“ afferma Noseda che non si limita ad estendere l’invito ai classici publisher ma anche a chi come gli Ad Exchanger devono garantire agli inserzionisti posizioni chiare e di qualità per le loro attività di programmatic advertising.
Nel frattempo anche la classe politica italiana cerca di correre ai ripari con un ddl firmato da Adele Gambaro che ha trovato un appoggio trasversale e che introduce il diritto all’oblio per le “notizie palesemente false”. “Vogliamo combattere la diffusione delle fake news difendendo la differenza tra le bufale intese come satira e le notizie false che arrecano danni seri” spiega la Gambaro. Dal ddl sarebbero escluse le testate giornalistiche registrate e già qui qualcuno ha sollevato le prime perplessità: si teme infatti l’istituzionalizzazione di un giornalismo di serie A e di un altro di Serie B. Ma il disegno di legge “Disposizioni per prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica” riporta al classico dilemma: chi è che controlla il controllore? In altri termini, chi ha il diritto di decidere cosa è fake e cosa non lo è?
Arianna Ciccone, fondatrice del Festival del Giornalismo di Perugia, si schiera apertamente contro la proposta di legge. Nel suo blog Valigia Blu analizza la bozza di legge articolo per articolo e un riassunto molto sintetico della sua posizione potrebbe essere questa: “ ll testo, pur se in bozza (o forse proprio per quello), è infatti il miglior dizionario attualmente disponibile per comprendere come un certo establishment politico (e giornalistico) concepisca Internet e la sua regolamentazione: come lo fraintenda, demonizzi, e cerchi di irregimentare così che diventi un innocuo strumento di trasmissione del consenso, invece che un libero canale di espressione del dissenso.”
Insomma, il problema delle fake news non è risolto e fino a quando non sarà diffusa una vera cultura digitale che permetta agli utenti di scegliere in maniera autonoma le fonti più credibili, la discussione è destinata a rimanere aperta. Un pubblico pronto e ben informato rimane l’unico antidoto alla disinformazione; le fake news possono essere combattute da chi sa riconoscere l’affidabilità del publisher, farlo per legge può diventare molto pericoloso.

Novità per i tools adv di Facebook mobile

Facebook mobile

Facebook mobile è stato protagonista ai Cannes Lions 2016; in occasione dell’appuntamento annuale sulla pubblicità, ha infatti annunciato l’introduzione di nuovi strumenti per aiutare gli inserzionisti pubblicitari a migliorare le performance su smartphone e tablet. Il social network di Menlo Park, già oggi guadagna dai dispositivi mobili l’82% del totale delle sue entrate pubblicitarie. Il mobile è arrivato al 71% sul totale degli investimenti digital e per il 2020 è previsto che tocchi il 32% della spesa pubblicitaria totale: “Noi vogliamo arrivare a dare l’opportunità alle persone di costruire da qualsiasi posto dove si trovano, dare loro la possibilità di approvare i lavori e ottimizzare per mobile direttamente da uno smartphone” ha dichiarato Mark D’Arcy, chief creative officer di Facebook.

Facebook punta a questi obiettivi, rendendo accessibili da mobile due dei suoi più popolari tools per l’advertising: Canvas e Slideshow. L’obiettivo è anche quello di dare la possibilità di realizzare sempre più campagne anche a chi si trova in una zona con accesso prevalente da smartphone.
Per quanto riguarda Canvas, l’aggiornamento consentirà ai digital marketer di realizzare gli annunci in maniera più semplice e di avere dei report più dettagliati sulle campagne. Questo formato inoltre dovrebbe essere esteso anche ai post e non solo alle inserzioni pubblicitarie.
Slideshow vedrà miglioramenti soprattutto per l’utilizzo della traccia audio e per l’inserzione di testo in sovraimpressione. Le campagne potranno essere create direttamente da mobile integrando immagini da Pages Photo Library e da Shutterstock.
E’ stata inoltre presentata anche Creative Hub, una piattaforma ottimizzata per smartphone, dove i pubblicitari potranno ottimizzare le inserzioni per il social. Su questa piattaforma si potranno mettere a confronto diversi formati e vedere quale performa meglio. Creative Hub per ora è in test, non è stata annunciata la data di rilascio ma nel frattempo ci si può iscrivere alla lista di chi è interessato al prodotto.

Ricordiamo che oltre a Facebook mobile, questi strumenti saranno disponibili anche a chi voglia pianificare su Instagram. Secondo eMarketer quest’anno Instagram arriverà a 1,53 miliardi di dollari di guadagni grazie all’investimento di 200.000 inserzionisti.

Instant Articles: come iniziare a pubblicare

Instant Articles

Un nuovo modo per tutti i publisher di pubblicare contenuti nuovi e interattivi su Facebook. Così il social network presenta gli instant articles disponibili in tutto il mondo. Il vantaggio per un publisher è quello di rendere la lettura dei suoi contenuti molto più immediata senza far uscire il lettore da Facebook.
La prima obiezione sorge spontanea: ma se io piccolo editore, vivo (anzi sopravvivo) con le pubblicità inserite nei miei articoli, in questo modo vado a perdere qualsiasi fonte di reddito. In soccorso a chi fa del content management il suo business, arriva la possibilità di fare dei contenuti editoriali sponsorizzati che citino esplicitamente marchi. In questo caso il branded content sarebbe impaginato come un articolo, ma evidenziato come pubblicità vera e propria. A questo punto l’offerta dei nuovi articoli interattivi di Facebook si fa decisamente interessante, perché non aiutano solo la distribuzione dei propri contenuti, ma possono anche diventare una fonte di reddito.

Siamo allora andati a vedere come si può aderire a questo nuovo programma di Facebook. L’indirizzo a cui iscriversi è instantarticles.fb.com. Una volta che si è comunicata a Facebook la propria pagina dalla quale pubblicare gli instant articles, si deve inserire tra i meta tag del sito una linea di codice che viene generata da Facebook e che permetterà la comunicazione tra sito e social network. Il caricamento degli articoli avverrà attraverso il feed RSS. A questo punto ci dovranno essere almeno 50 articoli già pubblicati prima che Facebook dia il consenso al lancio degli instant articles dal nuovo sito. Inoltre è già disponibile una guida online per aiutare gli editori a muovere i primi passi all’interno di questo mondo ed è reperibile all’indirizzo https://developers.facebook.com/docs/instant-articles.

Molto interessanti i dati che arrivano dai primi 1.000 editori che si sono già avvalsi di questa piattaforma: gli instant articles hanno generato il 20% in più di click rispetto a quanto generato verso siti esterni e ben il 30% in più di condivisioni.

Proprio in questi giorni è arrivata anche la conferma, che per attrarre più editori possibile, Facebook ha stretto un accordo con Automaticc per rendere compatibili con gli Instant Articles tutti i blog che girano su WordPress. In questo modo il social network si assicurà la copertura su circa il 25% di tutti i siti a livello mondiale. La collaborazione prevede il rilascio di un plugin che semplificherà tutti i passaggi che abbiamo visto sopra e permetterà a chi utilizza WordPress di pubblicare automaticamente gli instant articles. Ma a Menlo Park non si fermano qui e oltre a WordPress, si sta già lavorando per rendere compatibile questa funzionalità anche a chi utilizza Medium, Drupal e Steller.
Gli Instant Articles quindi da strumento nato per i grandi editori, ora si sta muovendo decisamente nella direzione di coinvolgere anche i piccoli publisher in modo da includere nel suo ambiente tutti i tipi di contenuti. Sta quindi prendendo sempre più forma l’intenzione di Facebook di posizionarsi come publisher, con l’enorme vantaggio di non produre i contenuti direttamente ma di demandarne la creazione ai suoi utenti. Stiamo anche noi entrando negli Instant Articles; vi faremo sapere quando avremo pubblicati i primi.

 

Adweek: i digital trend del momento

Social Network

Prendiamo spunto da Adweek per trovare i digital trend che hanno maggiormente caratterizzato la settimana appena trascorsa:

  1. Sono molti i brand che hanno testato Periscope e Meerkat
    L’agenzia di marketing Brandlive ha intervistato 200 dirigenti di aziende della grande distribuzione e della vendita di beni di consumo, trovando che il 44% di loro ha provato almeno un livestreaming nel corso del 2015. Circa il 25% di tutti i brand coinvolti nella ricerca, si sono detti favorevolmente impressionati dai risultati ottenuti e il 39% di questi hanno affermato che includeranno regolarmente la strategia video all’interno dei loro piani marketing.
  2. Facebook è cresciuto di 1 milioni di inserzionisti nel corso dell’ultimo anno
    Il social network ha affermato di avere tre milioni di inserzionisti crescendo di un milione rispetto ad un anno prima.
  3. Il social advertising continua a correre
    Anche Instagram sta crescendo molto in termini di raccolta pubblicitaria: La piattaforma di contenuti social-visual è già arrivata a 200.000 inserzionisti a soli cinque mesi dal lancio del servizio di advertising.
  4. Crescita inarrestabile dell’Internet of Things
    Marc Jones, CEO di Aeris Communications (società specializzata nella fornitura di servizi per la comunicazione tra dispositivi) ha riportato al MWC di Barcellona che il loro network ha ormai raggiunto i 7 milioni di devices raddoppiandoli in un anno.
  5. Buzzfeed continua la sua corsa
    L’editore di social-news, ha riportato all’MWC di Barcellona che il network ha ormai raggiunto i 6 miliardi di visite. Non importa quindi tanto la qualità della notizia, ma come viene promossa dai social.
  6. Lunga vita all’e-book
    Sono ormai trascorsi oltre cinque anni dal debutto degli e-reader, ma strumenti come il Kindle di Amazon e il Nook di Barnes & Nobles non sono affatto obsoleti. eMarketer prevede un ulteriore aumento degli utilizzatori del 3,5% arrivando ad un totale di 86 milioni di lettori entro il 2016.
  7. Apple si apre ai social network
    Dopo essere rimasta alla finestra per diversi anni, Apple ha deciso di lanciarsi finalmente anche nei social: l’azienda di Cupertino ha così aperto un profilo su Twitter che nel giro di due ore ha raggiunto i 25.000 followers. Dopo sei ore erano già 65.000.
  8. Tutti cercano la lead generation
    Direct Marketing News ha condotto una ricerca su 239 dirigenti riguardo all’importanza della conversione rispetto all’attività pubblicitaria. Dallo studio è emerso che per ben il 61% di questi diventa fondamentale il riscontro in termini di lead generation.

Instagram multiaccount. Ma non solo

Instagram multiaccount

Il multi account su Instagram ormai è realtà su tutti i dispositivi per la felicità di molti social media manager non più costretti a continui login (o peggio a portarsi dietro più telefoni) per aggiornare tutti i profili che seguono. Nelle “Opzioni” dell’app basta scorrere fino in fondo per trovare “Aggiungi Account”, per ora se ne possono aggiungere un massimo di cinque.

Ma questa non è l’unica novità dal social di foto: già dalla fine del 2015 è disponibile Boomerang, un’applicazione che permette di ripetere in loop dei movimenti registrati dalla fotocamera. Basta scaricare l’app, selezionare l’effetto che si desidera applicare ed il gioco è fatto. Boomerang è solo l’ultima delle applicazioni per Instagram che si va ad aggiungere a Layout e Hyperlapse. Con Layout si possono unire più foto in un’unica immagine partendo da dei layout proposti che possono essere facilmente modificati. Hyperlapse è forse la più conosciuta grazie alla semplicità nel creare sequenze in time-lapse. L’idea alla base del funzionamento di questa app è molto semplice: vengono confrontati due frame successivi e si rilevano i bordi dove compare il tremolio. In questa maniera il video si stabilizza e otteniamo qualcosa di vicino a quanto si può ottenere con una steady-cam.
Un’altra novità riguarda l’introduzione anche in Instagram, di una logica nella pubblicazione dei post molto simile a quanto accade in Facebook con l’edge-rank. Se finora in Instagram non se ne era sentito il bisogno, con un’utenza continuamente in crescita è necessaria una sorta di “selezione” di quello che passa nei feed. E come nel rank di Facebook, chi lavora nel social marketing deve capire quali sono i nuovi criteri da tenere in considerazione in modo da avere la diffusione più ampia possibile.
Viene infine confermato il rilascio del client ufficiale Instagram anche per Windows Phone in modo da offrire anche a questa fetta di utenti un’esperienza il più possibile completa e non più in beta.

Attualmente Instagram conta su 400 milioni di account attivi. Il 20% della popolazione complessiva di Internet utilizza questo social network e sono 75 milioni gli utenti attivi su base giornaliera. Gli utenti attivi Instagram in Italia sono stimati attorno ai 7 milioni.

Pubblicità su Instagram: subito un grande successo

pubblicità su Instagram

Ottimo inizio per la pubblicità su Instagram: 200.000 inserzionisti hanno già utilizzato il servizio di foto sharing a cinque mesi dal lancio dell’offerta pubblicitaria

La pubblicità su Instagram tira; a cinque mesi dal lancio dell’offerta pubblicitaria sul servizio di fotografia di Facebook, sono già 200.000 gli advertisers che lo hanno scelto per aumentare la popolarità del loro brand. Tra le strategie messe in atto da Instagram in questo primo periodo ricordiamo l’apertura quasi simultanea in 200 paesi, la partnership marketing con decine di vendor di riferimento, l’introduzione di video adv più lunghi dei classici 15” dei pre-roll e i carousel-ads. Molto apprezzate da chi fa pubblicità altre opzioni come l’app-install, “Shop Now” e il classico bottone “Vuoi saperne di più”. Tutte queste funzionalità negli Stati Uniti hanno attratto grandi brands come Hollister, Taco Bell, Mercedes-Benz, ma anche delle startup come iCitizen e Chatbooks.
“L’avvicinarsi alla piattaforma di 200.000 inserzionisti riflette i mercati di intrattenimento, giochi, e-commerce, viaggi e beni di consumo, in pratica tutti i tipi di categorie merceologiche” osserva James Quarles, il direttore generale del business e brand development di Instagram.
Indubbiamente si sta rivelando anche molto vincente il fatto che chi setta una campagna su Facebook, viene incoraggiato ad estenderla su Instagram. Da Instagram fanno anche sapere che oltre il 75% delle campagne sono state acquistate fuori dagli Stati Uniti. A questo proposito viene citato il case di Rewe, la catena di supermercati tedesca che ha fatto girare su Instagram dei banner per spiegare a delle giovani madri quanto fosse semplice preparare dei pasti; un mix di foto sul cibo e di contenuti scritti in maniera simpatica, hanno alzato del 37% il richiamo sui banner pubblicitari.
“Stiamo monitorando molto attentamente i segnali che ci arrivano dalle prime campagne” continua Quarles “con un occhio particolare agli utenti che ci segnalano dei banner non rilevanti per i loro interessi. Noi crediamo fermamente che più i banner sono ben targetizzati, meglio riusciranno a performare.”
In una recente nota, eMarketer ha previsto che il 9,5% dei ricavati della pubblicità di Facebook, arriveranno da Instagram entro il 2016. Per il prossimo anno prevedono invece una quota in rialzo al 14%.

Feed di Facebook e Twitter: la lettura è sempre più veloce

velocita

I feed di notizie su mobile cambiano le nostre abitudini sulla fruizione delle informazioni. Ricerche condotte separatamente da Facebook e Twitter hanno dimostrato che su mobile c’è la tendenza ad assorbire sempre più informazioni in un lasso di tempo inferiore rispetto agli altri media.
Pensiamo un attimo a come utilizziamo lo smartphone: lo si attiva svariate volte al giorno inframezzando le attività più svariate. Leggiamo notizie, vediamo video e veniamo informati da cosa stanno facendo amici e familiari in tutti i momenti della giornata. Ambedue le ricerche sono arrivate alla conclusione che è il concetto di feed a essere centrale e a cambiare i paradigmi a cui ci hanno abituati la televisione, i computer desktop, ma anche per siti e apps che non hanno questo tipo di organizzazione delle notizie.
Negli Stati Uniti il 73% delle persone porta sempre con sé lo smartphone e più della metà di questi lo controllano più di 30 volte al giorno. Ma queste persone non solo consultano di continuo il cellulare, ma lo consultano anche molto più velocemente di quando sono al pc. Non a sorpresa inoltre sono i giovani a muoversi molto più rapidamente tra i titoli dei feeds.

Secondo un test condotto dal Fors-Marsh Group le persone riescono a memorizzare dati rilevanti da una news dopo un’esposizione di appena 0,25 secondi. In una ricerca condotta da Twitter e Nielsen, si è invece dimostrato come basti 1 secondo di esposizione ad un video per avere le prime informazioni sui contenuti dello stesso. Su Facebook ogni giorno in tutto il mondo passano circa 100 milioni di ore video che generano 10 miliardi di impressions; ma di tutta questa enorme mole di dati, sono i primissimi secondi a decidere quanto sarà efficace quella clip. Ma allora come guadagnare l’attenzione degli utenti? Twitter in partnership con Dentsu/Aegis e Nielsen ha condotto una ricerca sulle campagne video di cinque grandi brand. Mettendo a confronto video di differenti durate e approcci creativi anche molto diversi, si è arrivati alle seguenti conclusioni, che possono essere lette anche come suggerimenti per promozioni video che colpiscano nel segno:
1. Far entrare i prodotti nel contesto della storia
2. Prime scene con persone in modo da catturare immediatamente l’attenzione
3. Utilizzare i sottotitoli perché molti guardano i video senza il sonoro
4. Evidenziare il valore del prodotto fin dai primi frame

Tutti d’accordo quindi sul fatto che le informazioni dai feed dei social media arrivano diversamente rispetto agli altri media. Ora spetta a publisher, agenzie e pubblicitari trovare i modi per garantire la migliore esperienza video possibile. Facebook ha già iniziato a lavorarci e già dalla scorso ottobre ha pubblicato i test sui nuovi formati per l’adv video.