Programmatic Audio: nuovo adv per la Radio

Il Programmatic Audio visto da iHeart Media è un passaggio imprescindibile se si vuole tenere il mondo della Radio al passo con i tempi.

Programmatic Audio

“Non c’è stato un calo dell’offerta radiofonica fin da quando ho iniziato a fare il disc jockey negli anni ’70 in una stazione di Brookhaven nel Mississippi. Quello che non abbiamo fatto bene come industry è lavorare con i nostri partner nelle agenzie di advertising per tenerli aggiornati delle novità che vedevamo tra i nostri ascoltatori” spiega Bob Pittman CEO di iHeartMedia, che aggiunge: “C’è la parte del consumatore e c’è quello che l’agenzia di advertising pensa di lui”.

Nel corso di un evento tenuto il 15 marzo scorso presso la sede di iHeartMedia, Pittman davanti a decine di account del mondo digital, ha spiegato quelli che secondo lui sono i passi che deve intraprendere il mondo della radio per andare incontro agli interessi mutati dell’ascoltatore. E mentre il mondo del digital sembra interessarsi solo a Spotify e Pandora, la radio vecchia maniera mantiene la sua percentuale di audience. Secondo un report di Nielsen, nel 2016 la radio ha raggiunto il 93% degli adulti statunitensi, mentre la televisione si è fermata all’87%.

Nonostante i 270 milioni di ascoltatori della radio tradizionale a fronte di 96 milioni di utilizzatori dei media digitali, la radio non ha saputo tenere il passo sulla raccolta dei dati rispetto a competitor come Pandora e Spotify. Per avere sempre più dati a disposizione sugli utenti e riuscire quindi a targetizzarli in maniera sempre più precisa, iHeartRadio ha presentato una suite di Programmatic Audio che riesca a combinare la diffusione del mezzo con la precisione del digital marketing. Grazie al suo SmartAudio, gli inserzionisti possono ora acquistare spazi pubblicitari da 850 stazioni e targetizzare su oltre 700 segmenti di audience. SmartAudio permetterà inoltre di utilizzare CRM esterno per chi non volesse fare riferimento alle categorie offerte da iHeart, ma utilizzare i propri database.

Infine anche iHeartMedia non poteva rimanere indifferente al nuovo trend di utilizzare le neuroscienze per valutare il potenziale impatto del Programmatic Audio e in generale dell’adv sulla mente degli ascoltatori. Già Pandora un paio di settimane fa ha presentato uno studio dove si dimostrava come l’inserzione audio ha un maggiore impatto rispetto a quella televisiva e al classico display grazie ad una sua correlazione diretta con la memoria a lungo termine. Dallo studio di iHeartMedia emerge invece come ci sia un’efficacia maggiore nei messaggi di una voce umana rispetto agli effetti che si possono ascoltare in un action movie. “Noi siamo esseri sociali” spiega Gayle Troberman, CMO di iHeartMedia, “noi facciamo mediamente attenzione a quello che altre persone ci dicono. E questo è un aspetto estremamente potente per pensare al nostro prossimo spot radiofonico”.

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